Il calcio non è il solo miracolo islandese

In Islanda impazza un’incontenibile febbre da europeo. La vittoria agli ottavi contro l’Inghilterra ha regalato agli isolai l’incredibile accesso ai quarti dove domenica sfideranno la Francia padrone di casa. Sembra incredibile che un paese di 300mila abitanti e poco più possa competere con le nazionali più forti del mondo, eppure l’Islanda non è nuova a questo genere di imprese incredibili, e se seguite questo blog dovreste saperlo.

Foto di Helgi Halldórsson via Flickr

Foto di Helgi Halldórsson via Flickr

A seguire la sfida contro l’Inghilterra, sugli spalti, c’era anche un tifoso speciale, al suo primo incarico in veste istituzionale: Guðni Jóhannesson, il nuovo presidente islandese appena eletto con il 40% dei voti.

Jóhannesson è giovane, insegna storia all’Università di Reykjavik e si è candidato come indipendente, senza avere alle spalle nessun partito. Proprio la sua estraneità rispetto ai partiti e la trasparenza sono state le carte vincenti, in un contesto condizionato dallo scandalo dei Panama Papers. Lo stesso presidente uscente Ólafur Ragnar Grímsson, che aveva ricoperto la carica ininterrottamente per vent’anni, era risultato coinvolto in una faccenda poco chiara con una società offshore intestata alla moglie.

Guðni Jóhannesson ha deciso di candidarsi proprio dopo lo scoppio dello scandalo che ha visto coinvolti moltissimi politici dell’isola. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha reso lampante la necessità di un reale rinnovamento della classe dirigente. Il giorno in cui è stato eletto, il nuovo presidente compiva 48 anni.

Personalmente sono rimasto colpito anche dal fatto che sia un professore di storia: subito mi sono risuonate in testa le parole di Einar Mar Gudmundsson, il romanziere islandese che intervistai nel 2012: “Il fine ultimo del neoliberismo è quello di distruggere il passato. Infatti ciò che fa l’ideologia neoliberale è ripetere in continuazione ‘dimentica il passato, dimentica ciò che è successo, è il futuro che conta, un futuro che rincorriamo velocemente’.” Sarà solo un caso, ma il fatto che Guðni Jóhannesson insegni storia mi è sembrato pregno di significato.

Come primo incarico il neoeletto presidente ha annunciato che sarebbe andato a seguire la nazionale, di cui è grande tifoso, nella difficile sfida contro l’Inghilterra. Sfida che poi l’Islanda ha vinto per 2-1. Il miracolo della nazionale di calcio non è l’unico che sta avvenendo in islanda. A settembre ci sono le elezioni politiche e il partito Pirata della poetessa Birgitta Jonsdottir, dato a oltre il 40% nei sondaggi, sembra avere tutte le carte in regola per governare.

 

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