“Un ritorno al 2009? Stavolta siamo molto più arrabbiati!”. 20.000 islandesi in piazza per far cadere il governo!

In Islanda la protesta non si ferma neppure con le dimissioni del primo Sigmundur Gunnlaugsson, travolto dallo scandalo dei Panama Papers. Sarebbero addirittura 20.000 gli islandesi scesi in piazza nelle scorse ore per protestare contro il governo: circa il 6 per cento dell’intera popolazione islandese,che fa della manifestazione la più grande della storia dell’isola!

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Dalle ultime notizie infatti il premier non sarebbe l’unico attore coinvolto nell’intreccio di società offshore e conflitti d’interessi fatto emergere dai Panama Papers. Ci sarebbero dentro, forse in misura minore, anche il Ministro dell Finanze Bjarni Benediktsson e il ministro degli interni Ólöf Nordal.

Gli islandesi sono stanchi di questa farsa. In un articolo pubblicato sul Guardian la scrittrice e giornalista Alda Sigmundsdóttir non le manda a dire:

“Non abbiamo più fiducia in loro. […] Vogliamo una nazione costruito su una base di trasparenza, integrità e onestà. Non una nazione gestita da ciarlatani con società in paradisi fiscali, che tradiscono i loro elettori, che si rifiutano di condividere le condizioni economiche con il resto della nazione, la cui ipocrisia e incompetenza sconcertante è messo a nudo per tutto il mondo a vedere.”

E la protesta torna con forza nelle strade di Reykjavik:

“Noi ridiamo. Perché è farsesco. Ma in realtà non è affatto divertente. E la verità è che noi islandesi siamo arrabbiati. Ancora più arrabbiati di quanto lo fossimo nel 2009, quando il governo fu cacciato dalle proteste di massa che durarono per mesi. Siamo decisamente furiosi, in realtà.

Lunedì sera più di 20.000 persone si sono presentate in piazza del Parlamento di Reykjavík per chiedere le dimissioni del governo – in una nazione di 330.000. E ‘stato probabilmente il più grande manifestazione della storia islandese. Non chiediamo un rimpasto di governo. Vogliamo una nuova cultura politica, una nuova Islanda, quella che avevamo immaginato nel 2008 quando il crollo economico aveva gettato a terra la vecchia nazione.”

Ma non è una rabbia fine a se stessa. La popolazione islandese sembra molto più matura oggi rispetto a quel 2009 in cui le alternative erano tutte da costruire. Birgitta Jonsdottir, che allora era una giovane attivista e poetessa, oggi guida il Partito Pirata islandese, che ha come priorità l’approvazione della nuova costituzione e che le ultime proiezioni sull’onda degli scandali danno quasi al 50% delle preferenze. L’Islanda è nella tempesta ma all’orizzonte il cielo non è così scuro.

LEGGI L’APPROFONDIMENTO SULLE PROTESTE A REYKJAVIK E LE DIMISSIONI DEL PRIMO MINISTRO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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