Islanda vs. finanza internazionale. I soldi sottratti ai fondi speculativi usati per pagare i mutui dei cittadini.

Foto di Eve Andersson (www.eveandersson.com)

Foto di Eve Andersson (www.eveandersson.com)

Togliere liquidità alla finanza speculativa internazionale e restituirli ai cittadini, sotto forma di aiuti per pagare i mutui. È questo in soldoni – è proprio il caso di dirlo – il succo di quanto deliberato dal governo islandese pochi giorni orsono. 24mila euro saranno condonati su ciascuno mutuo: un’operazione da 900 milioni di euro in quattro anni.

Ma facciamo un passo indietro. La crisi economica esplosa in Islanda sul finire del 2008 ha avuto molte conseguenze. Alcune decisamente positive, come il brusco risveglio della cittadinanza che è riuscita dapprima a far cadere il governo responsabile di un quindicennio di politiche neoliberali che avevano condotto il paese nel baratro della crisi, in seguito ad evitare la socializzazione di un debito contratto dalle banche private, infine a riscrivere una costituzione in maniera aperta e partecipata (quest’ultima tuttavia è una nota dolente visto che la nuova costituzione islandese attende ancora il via libera definitivo del parlamento).

Altre invece molto pesanti per l’intera popolazione. Prima fra tutte la questione dei mutui. I mutui che gli islandesi avevano imparato a contrarre negli anni precedenti (“imparato” è proprio la parola giusta: tradizionalmente l’Islanda è sempre stata un paese di risparmiatori oculati, iniziati alla cultura del consumo e del debito grazie ad un’incessante opera di convincimento mediatico) erano quasi tutti legati al tasso dell’inflazione o indicizzati su monete estere. “Sono prestiti sicuri – affermavano gli analisti fino a pochi giorni prima del crack – per risultare svantaggiosi la corona dovrebbe perdere la metà del suo valore, e questo non può succedere!”.

La corona invece si svalutò di circa il 70 per cento in seguito al fallimento e alla successiva nazionalizzazione delle tre principali banche dell’isola. E gli islandesi si trovarono letteralmente sommersi dai debiti. I mutui assunsero dimensioni sproporzionate rispetto al reale valore degli immobili servivano a pagare.

Iceland_GlaumbaerUn primo tentativo di risolvere la questione dei mutui lo aveva portato avanti un anno e mezzo fa il governo di Johanna Sigurdadottir a capo di una coalizione fra verdi e socialdemocratici. Adesso il nuovo governo di centrodestra guidato da Sigmind Gunnlaugsson ha deciso di portare l’opera a compimento. Il piano prevede un taglio di 80 miliardi di corone (circa 500 milioni di euro) sui debiti dei proprietari di abitazioni in svalutazioni dirette del mutuo domestico ed uno sgravio di altri 70 miliardi (430 milioni di euro) in esenzioni fiscali in tre/quattro anni. 24mila euro in meno su ciascun mutuo. Un’operazione complessiva da oltre 900 milioni di euro, pari al 9 per cento dell’economia isolana, da cui trarrà beneficio circa un terzo dell’intera popolazione islandese.

Ma da dove arriveranno prenderà tutti questi soldi? Proprio qui sta la parte più interessante della questione. Il governo ha infatti annunciato un’altra stretta fiscale sulle banche ed è intenzionato a tagliare di molto alcuni debiti risalenti alla crisi economica e finiti nei portafogli di alcuni fra i principali hedge fund che volevano speculare sul fallimento della nazione.

Sul finire del 2008 infatti circa ottanta fra i maggiori fondi speculativi del mondo fra cui Davidson Kempner, Taconic Capital e Paulson & Co, hanno inziato a comprare gli asset delle banche islandesi in fallimento. Si tratta di un’operazione tipica della finanza speculativa: comprare beni di istituti o stati vicini al collasso, che vengono venduti a prezzo stracciato, e poi rivenderli una volta che questi beni riassumono il loro valore “di mercato”. I fondi che mettono in atto operazioni del genere vengono comunemente chiamati vultures, avvoltoi, proprio per via della loro propensione ad avventarsi sulle carcasse dei paesi prossimi al default.

Formaður_Framsóknar_Sigmundur_Davíð_Gunnlaugsson_var_endurkjörinn_með_97,6%_atkvæða_croppedAnche in questo caso l’operazione sembrava essere andata a buon fine e i fondi speculativi erano pronti ad intascare il proprio guadagno grazie alla rivalutazione degli asset che possedevano nel loro portafoglio (appartenenti alle due banche principali Landsbanki e Kaupthing) che, secondo Bloomberg, hanno un valore nominale di circa 32 miliardi di euro. Il valore reale di tutti gli asset delle due banche è invece di poco più di 10 miliardi, meno di un terzo del valore nominale degli stessi.

Così il governo islandese ha deciso di rinegoziare unilateralmente il debito posseduto dagli hedge fund, bloccando tutti i trasferimenti in attesa di decidere l’entità del taglio di valore (in gergo haircut) sugli stessi asset. Riporta Bloomberg che tali tagli potrebbero essere di circa il 75 per cento del valore dei titoli, ma il governo non si è ancora espresso ufficialmente a proposito.

La reazione dei principali istituti finanziari internazionali all’ipotesi del taglio è stata immediata e violenta. Il Fondo Monetario Internazionale e l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) si sono scagliati contro il governo e hanno criticato fortemente l’operazione. Dal Fmi hanno fatto sapere che l’Islanda “ha un margine fiscale esiguo per altri tagli del debito”, dunque non può permetterseli. L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha tagliato l’outlook dell’Islanda (ovvero la previsione sulla futura tenuta dell’economia islandese) da stabile a negativo affermando che un’operazione del genere potrebbe scoraggiare gli investitori stranieri.

Ma gli islandesi non sembrano preoccuparsene troppo. D’altronde togliendo linfa vitale ai circuiti finanziari, ne hanno depotenziato anche la capacità di reazione e ritorsione.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Articoli e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

7 risposte a Islanda vs. finanza internazionale. I soldi sottratti ai fondi speculativi usati per pagare i mutui dei cittadini.

  1. Pingback: Questa settimana la presentazione di Io Faccio Così con il sindaco di Messina Renato Accorinti e i consigli per gli acquisti natalizi di GreenMe | Viaggio nell'Italia che... Cambia!

  2. Davide ha detto:

    cosa significa esattamente che ha un margine fiscale esiguo ?
    cit. “ha un margine fiscale esiguo per altri tagli del debito”, dunque non può permetterseli.”

  3. Pingback: Islanda: le prospettive del cambiamento - Pressenza

  4. Pingback: Islanda: le prospettive del cambiamento | Olivier Turquet, deposito bagagli

  5. Pingback: In Islanda la rivoluzione è tornata! | Islanda chiama Italia

  6. Pingback: Pressenza - In Islanda la rivoluzione è tornata!

  7. Pingback: In Islanda la rivoluzione è tornata!L'Impronta L'Aquila

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...