“Islanda chiama Italia”, arriva anche la versione cartacea – l’intervista del Cambiamento.it

aDSC_4088È ufficiale: da ieri “Islanda chiama Italia” è uscito in libreria (e sull’e-shop di Macrolibrarsi) nella sua versione cartacea. Nell’occasione vi ripropongo questa intervista sul libro realizzata da Alessandra Profilio per il Cambiamento.

Il racconto della ascesa e della caduta del sogno islandese, dalla nascita della società neoliberale, fino alle vicende più recenti, che hanno visto gli abitanti dell’isola ribellarsi contro i propri governanti corrotti, contro i banchieri senza scrupoli che avevano condotto il paese al collasso, contro l’intera comunità internazionale che premeva per il pagamento di un debito ingiusto, contratto da banche private.

In circa tre anni di mobilitazioni gli islandesi hanno ottenuto risultati straordinari come la caduta del governo, le dimissioni delle principali autorità di controllo, la stesura di una nuova costituzione partecipata. La recente storia dell’Islanda riassume perfettamente, la parabola di ascesa e declino del sistema sociale contemporaneo.

Per saperne di più di questo Paese e della ‘rivoluzione silenziosa’portata avanti dagli islandesi, abbiamo intervistato Andrea Degl’Innocenti, autore di “Islanda chiama Italia” (Ed. Ludica, 2013), disponibile anche nella sua versione cartacea, edito da Arianna Editrice. A quattro mesi dal lancio dell’e-book curato da Ludica, che ha riscontrato un notevole successo fra i lettori, la storia delle rivolte islandesi è sbarcata ora in libreria.

Di che cosa parla il tuo libro?

Di varie cose in realtà, è un po’ un’inchiesta, un po’ un reportage, un po’ un racconto. Parla di questa isoletta senza esercito sperduta nell’Oceano Atlantico la cui gente si è ribellata contro i propri governanti corrotti, contro il potere dei ricchissimi banchieri e contro l’intera comunità finanziaria internazionale che pretendeva da loro il pagamento di un debito ingiusto. Ma parla anche del mio viaggio su quell’isola, nel maggio 2012, a raccogliere informazioni e fare interviste, a conoscere i protagonisti delle vicende di cui stavo scrivendo e a capire come sono andate le cose e quali messaggi se ne possano trarre. Infine parla di come anche qui da noi le cose stanno cambiando, piano piano, senza destare attenzione né scalpore ma costantemente.

In che cosa è consistita la rivoluzione islandese e quali risultati ha portato?

La cosiddetta rivoluzione islandese si è composta in realtà di varie fasi. Una prima fase, a cavallo fra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, è stata caratterizzata da una stagione di forti proteste popolari anti-establishment. La rabbia, nata dall’improvviso e inaspettato – almeno per la popolazione – crollo delle banche e tracollo della nazione, si focalizzava soprattutto contro il governo, la banca centrale, le autorità di controllo ed i ricchissimi “Nuovi vichinghi” (la nuova classe dirigente islandese emersa in seguito alla privatizzazione del sistema finanziario). Tale fase è terminata con una vittoria schiacciante: il governo fu costretto a dimettersi, e con lui anche il governatore della Banca centrale, molti dei nuovi vichinghi fuggirono all’estero.

Una seconda fase è stata invece quella caratterizzata dalla lotta contro il debito. Dato che gli islandesi non hanno salvato le banche (neanche avrebbero potuto in realtà, viste le dimensioni), alcuni paesi stranieri hanno iniziato ad esigere dallo stato il pagamento dei debiti che queste banche fallite avevano contratto all’estero. Così, il governo aveva preparato un piano di restituzione che però pesava direttamente ed in maniera insostenibile sui cittadini. La gente tornò in piazza, ed anche in questo caso ebbe la meglio. Vennero indetti ben due referendum e la gente si oppose fermamente alla restituzione del debito contratto dai banchieri privati.

Infine c’è una terza fase, che cronologicamente si mescola con le prime due ma che è tematicamente distinta. È la fase delle proposte, del cambiamento, della novità. Con lo slancio fornito dai movimenti e dalla partecipazione popolare, gli islandesi hanno scritto una nuova costituzione partecipata (che però è ancora in attesa del via libera definitivo del parlamento, nonostante sia stata approvata con un referendum dalla maggioranza della popolazione), hanno introdotto leggi per tutelare la libertà d’espressione in rete, hanno riscoperto usanze e tradizioni antiche.

Per documentarti sei stato in Islanda, cosa hai potuto osservare direttamente durante questo viaggio e quali sensazioni hai avuto?

È stato un viaggio bellissimo. Sono partito assieme ad un amico, Marco. Quando siamo arrivati all’aeroporto eravamo evidentemente un po’ spaesati e senza che dicessimo niente una signora è venuta da noi, ci ha chiesto dove dovevamo andare e si è offerta di darci un passaggio assieme al marito fino al centro di Reykjavik (la capitale nonché unica città vera e propria dell’isola, teatro principale delle rivolte), che dista almeno 40 minuti di auto. Questo ci ha fatto capire fin da subito il carattere degli islandesi: gente estremamente aperta, gentile, ospitale, curiosa.

Una volta a Reykjavik abbiamo avuto modo di conoscere i principali protagonisti delle rivolte, persone splendide e disponibilissime a fare una chiacchierata davanti ad una birra. Salvor, una attivista di Attac, ci ha persino dato le chiavi della sua casa nuova in riva al mare, in cui si sarebbe trasferita col compagno pochi giorni dopo la nostra partenza. La cosa strana, almeno vista con gli occhi di un italiano che è sempre vissuto in grandi città, è che, essendo circa 300mila abitanti, lì tutti si conoscono. Parlare del premier o di questo o quel ministro significa spesso parlare del tuo vicino di casa. Basti pensare che gli islandesi non usano i cognomi e gli elenchi telefonici sono ordinati in base al nome di battesimo.

Continua a leggere su IlCambiamento.it

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Articoli. Contrassegna il permalink.

2 risposte a “Islanda chiama Italia”, arriva anche la versione cartacea – l’intervista del Cambiamento.it

  1. massimo bompadre ha detto:

    allora, siccome mi girano di molto i cojoni e non avendo di meglio da fare entro nel blog del canterino e cosa leggo: ISLANDA CHIAMA ITALIA. ma nemmeno per sogno restate in islanda che si sta benissimo, ma non rompeteci le scatole, soltanto se si prenda con se nel suo insieme non l’italia, ma soltanto : LA SICILIA, LA SARDEGNA E LA CAMPANIA solo allorfa le sarei molto grato di aver fatto un grosso piacere all’italia
    scusate la punteggiatura le rupetizione le acca forse crescenti o mancati ma HIC VERBUM CARO FACTUM EST

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...