I Pirati hanno perso. Ma le donne hanno vinto. E l’Islanda?

Avevo già immaginato il titolo: qualcosa del tipo “Storia dei Vichinghi che divennero Pirati” o “I Pirati conquistano la terra dei Vichinghi”. Fantasticavo immaginando la bellezza del lieto fine tanto atteso, la conclusione perfetta per una vicenda che seguo con passione da sei anni e ho raccontato nel libro Islanda chiama Italia. Ma la Storia ha scritto un capitolo differente, che male si incastra con la narrazione del paese rivoluzionario che ha rifiutato di pagare il debito delle banche, cacciato una classe di politici corrotti e riscritto la costituzione dal basso.

Il Partito Pirata islandese, nato dall’esperienza dei movimenti popolari del 2009, che i sondaggi davano in testa e candidato a guidare il paese, ha mancato clamorosamente il colpo, finendo terzo nelle preferenze con “solo” il 14,5% dei voti.

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Il Partito Pirata può vincere le elezioni in Islanda

Questo sabato l’Islanda conoscerà la composizione del suo nuovo parlamento e saprà se quel processo di partecipazione diffusa nato con i movimenti sociali e le manifestazioni contro il governo e le banche del 2008 (ai tempi del crash economico) troverà infine uno sbocco anche istituzionale.

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A pochi giorni dal voto i sondaggi danno il Partito Pirata islandese guidato da Birgitta Jonsdottir in vantaggio di 1,5 punti percentuali sul conservatore Partito dell’Indipendenza. Un’inezia che però fa da spartiacque fra due modi di intendere la politica e la società completamente opposti.

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Il calcio non è il solo miracolo islandese

In Islanda impazza un’incontenibile febbre da europeo. La vittoria agli ottavi contro l’Inghilterra ha regalato agli isolai l’incredibile accesso ai quarti dove domenica sfideranno la Francia padrone di casa. Sembra incredibile che un paese di 300mila abitanti e poco più possa competere con le nazionali più forti del mondo, eppure l’Islanda non è nuova a questo genere di imprese incredibili, e se seguite questo blog dovreste saperlo.

Foto di Helgi Halldórsson via Flickr

Foto di Helgi Halldórsson via Flickr

A seguire la sfida contro l’Inghilterra, sugli spalti, c’era anche un tifoso speciale, al suo primo incarico in veste istituzionale: Guðni Jóhannesson, il nuovo presidente islandese appena eletto con il 40% dei voti. Continua a leggere

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“Un ritorno al 2009? Stavolta siamo molto più arrabbiati!”. 20.000 islandesi in piazza per far cadere il governo!

In Islanda la protesta non si ferma neppure con le dimissioni del primo Sigmundur Gunnlaugsson, travolto dallo scandalo dei Panama Papers. Sarebbero addirittura 20.000 gli islandesi scesi in piazza nelle scorse ore per protestare contro il governo: circa il 6 per cento dell’intera popolazione islandese,che fa della manifestazione la più grande della storia dell’isola!

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Dalle ultime notizie infatti il premier non sarebbe l’unico attore coinvolto nell’intreccio di società offshore e conflitti d’interessi fatto emergere dai Panama Papers. Ci sarebbero dentro, forse in misura minore, anche il Ministro dell Finanze Bjarni Benediktsson e il ministro degli interni Ólöf Nordal.

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In Islanda la rivoluzione è tornata!

Oltre diecimila persone che manifestano in piazza, quasi 30mila che firmano una petizione online. È una mobilitazione popolare impressionante, la più grande della storia d’Islanda. Persino maggiore delle rivolte del 2008-2009, quando a cadere fu il governo di Geir Haarde, colpevole della crisi; oggi si dimette il premier Sigmundur Gunnlaugsson, coinvolto in un intreccio di società offshore e conflitti d’interessi fatto emergere dai Panama Papers.

Se ne va senza lasciare dichiarazioni, lasciando ad un suo ministro il compito di annunciare la decisione. Esce dal palazzi di governo con la testa china e lo sguardo spento; a fianco a lui una folla diecimila persone rumoreggia per la fine di un’era mai veramente iniziata: quella del “rottamatore” d’Islanda, il premier salito al potere promettendo una netta rottura col passato, che si è presto dimostrato parte integrante del sistema finanziario speculativo che quel passato l’ha costruito.

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Islanda vs. finanza internazionale. I soldi sottratti ai fondi speculativi usati per pagare i mutui dei cittadini.

Foto di Eve Andersson (www.eveandersson.com)

Foto di Eve Andersson (www.eveandersson.com)

Togliere liquidità alla finanza speculativa internazionale e restituirli ai cittadini, sotto forma di aiuti per pagare i mutui. È questo in soldoni – è proprio il caso di dirlo – il succo di quanto deliberato dal governo islandese pochi giorni orsono. 24mila euro saranno condonati su ciascuno mutuo: un’operazione da 900 milioni di euro in quattro anni.

Ma facciamo un passo indietro. La crisi economica esplosa in Islanda sul finire del 2008 ha avuto molte conseguenze. Alcune decisamente positive, come il brusco risveglio della cittadinanza che è riuscita dapprima a far cadere il governo responsabile di un quindicennio di politiche neoliberali che avevano condotto il paese nel baratro della crisi, in seguito ad evitare la socializzazione di un debito contratto dalle banche private, infine a riscrivere una costituzione in maniera aperta e partecipata (quest’ultima tuttavia è una nota dolente visto che la nuova costituzione islandese attende ancora il via libera definitivo del parlamento).

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Islanda chiama Italia: il video promo

Ecco il video promo di “Islanda chiama Italia” realizzato da Paolo Cignini!

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